venerdì 1 aprile 2011

Sgumbei!

Nella Sala dello Stabat Mater all`Archiginnasio di Bologna,
mercoledì 20 aprile 2011, alle 17,30, Loriano Macchiavelli,
accompagnato dall'inseparabile Francesco Guccini, presenta
il suo libro "Sgumbei, I segrêt dla Zitè" interamente tradotto
in dialetto bolognese.

Culodritto commemora Bonvi.

Il Fatto Quotidiano - Emilia Romagna - 31 marzo 2011 - di Teresa Guccini

Un grande giornalista vive nei rimandi. Il suo nome si perde, resta quel che ha insegnato, seminato. E’ giusto che sia così. Ricordiamo Biagi e Montanelli e per quanto? e poi?

La stessa cosa succede per chi di fumetti è vissuto. Lascia una nuvola, un baloon e se è fortunato allievi che producono allievi che producono allievi che non sanno da dove sono partiti. Oggi Bonvi avrebbe compiuto 70 anni. I giovani di oggi erano bambini quando il 10 dicembre 1995 è stato ucciso da una macchina guidata da un ubriaco. Lui che come il suo amico Hugo Pratt aveva la cirrosi dietro l’angolo.

Bonvi è le Sturmtruppen, Nick Carter, Cattivik, per i ragazzi degli anni 80 è Gulp Fumetti in tv. Sono i soldati tedeschi antinascisti, le prime strip su un quotidiano italiano. Paese Sera le pubblica nel novembre del ‘68. Primo giornale in Italia con una striscia di fumetti. L’anno dopo l’Ora di Palermo. Sinistra all’avanguardia e da un pezzo defunta.

Bonvi, ovvero Franco Bonvicini, geometra, nato a Modena, vissuto a Bologna, lo seppellirono mentre risuonava No, Je Ne Regrette Rien. Edith Piaf cantava dal mangianastri portato alla Certosa da Guido De Maria, il vate di Bonvi nel mondo dei cartoni, uomo di tv e pubblicità, che all’allievo fino al 2 giugno dedica due mostre a Carpi. Cadeva la neve, i figli di Bonvi facevano a palle di neve con gli amici, da una parte all’altra della fossa. Sofia ora è architetto, Francesco compie 22 anni. Addio a un ’68 folle, gioioso, anche intristito. Quell’anno Guccini aveva appena inciso Folk Beat n.1, primo disco, a ottobre Bonvi disegna i soldatini tedeschi e non nazisti delle Sturmtruppen.

C’erano tutti, tutti parlarono dal pulpito, da padre Michele Casali del Centro San Domenico a Francesco Guccini a Massimo Valerio Manfredi a Guido Silvestri, Silver, già giovane di studio di Bonvi che gli regalò come liquidazione l’idea di Lupo Alberto. Sembrava Alice’s Restaurant di Arthur Penn, il padre di Sean, regista di film di ribellioni diverse, da Bonny and Clyde a Il piccolo grande uomo.

Bonvi, cresciuto con Guccini, ha venduto milioni di album nel mondo ed è il racconto di un’Emilia rossa che si è persa per strada. Agli inizi degli anni Settanta ha vinto il Prix Saint-Michel a Bruxelles come migliore disegnatore europeo. Un suo amico, ultimo compagno di vita, morto poco dopo di lui, Magnus, Roberto Raviola, creatore di Satanik, Kriminal, Alan Ford, è uno dei pochi italiani al Musée de la bande dessinée a Angoulême, il più importante museo di illustrazioni al mondo. Bologna ha dimenticato nascita e morte. Niente di niente.

Un altro disegnatore meraviglioso, Vittorio Giardino, celebrato in Europa, esposto nei musei, ha casa ignota a San Lazzaro: è uno degli italiani che hanno vinto dovunque, compreso al Festival di Angoulême, Oscar o Cannes della categoria. Ad Angoulême quest’anno ha battuto tutti la graphic novel Cinquemila chilometri al secondo, ocra, rosso, giallo, sembra una Bologna da incubo, autore è Manuele Fior, cesenate, adolescenza da queste parti, vita a Parigi, pubblicazione con la bolognese Coconino. Ricordato quanto i defunti, da una terra che dovrebbe usarlo come monumento.

Speriamo che si faccia qualcosa per Andrea Pazienza, altro bolognese per scelta, che il 23 maggio avrebbe compiuto 55 anni. Non è rimpianto, non deve essere nostalgia, può essere ragionare su come si manda avanti una città, nelle piccole e grandi cose. Modena il 25 giugno celebrerà Bonvi con un Bonvi Parken in una bella, verde zona centrale, mostre sue e di giovani disegnatori, feste di piazza con Guccini e compagnia cantante.

Parlare di un fumettaro morto, vecchio, è il tentativo di parlare ai eredi fumettari vivi, giovani. Case come Alessandro, Krazy Kat e Comma22 operano da anni a livello internazionale nel campo dell´illustrazione e del fumetto. Tra le “nuvole parlanti” e Bologna esiste una trama di relazioni molto fitta.

Storia antica. L’ha aperta Apocalittici e integrati, dato alle stampe dal professore di Semiotica Umberto Eco a metà anni Sessanta, applicando a Superman, a Charlie Brown o a Steve Canyon gli strumenti di indagine in uso presso la Cultura Alta. Sono i fumetti del ’68, poi quelli del ’77, fra Radio Alice, Andrea Pazienza, proveniente dalla Puglia per studiare al DAMS, e del suo amico Filippo Scòzzari, da Rimini. Insieme, dall’appartamento che condividono in Via Clavature, sede della loro “Traumfabrik Productions”, lavoreranno alle riviste romane “Cannibale” e a “Frigidaire”, oltre che alla milanese “Alter”.

E’ la Bologna del Fumetto, famosa in Italia, in Europa, forse nel mondo. Ha proposto associazioni culturali come Hamelin, che dal 2001 organizza “bilBOlbul” progetto ad ampio raggio con lezioni di storia del fumetto, incontri con autori, presentazioni di libri, mostre. Attorno c’è un mondo giovane ricco e diffuso, basta vedere le file alle mostre in Palazzo Comunale per la Fiera degli Illustratori.

Peccato però che gli aspiranti amministratori, di qualsiasi colore, sappiano solo parlare di calcio sbagliando citazioni, di universiadi sbagliando date e sognando affari impossibili, di progetti di cenetificazione. Senza sapere nulla di una riccaBolognapovera.

giovedì 31 marzo 2011

Guccini a Modena per il "Bonvi Parken"


Marco Morozzi - Repubblica 31 marzo 2011
Il 31 marzo compie 70 anni. Chissà se di un eroe dei fumetti si dice compirebbe. Come gli eroi dei film volano via e restano sempre. Finché ci sono carta, celluloide, uomini. Il geometra, anzi il geometro, Franco Bonvicini nacque il 31 marzo 1941. E' volato via il 10 dicembre 1995. E' morto, ha lasciato due figli ormai grandi, allievi ormai molto grandi, amici ormai vecchi, fan di tutte le età che continuano a comprare i suoi libri. I vecchi si rivolgono a costosi volumoni nostalgici, i giovani a libretti semieconomici. Le Sturmtruppen continuano a marciare. Con Nick Carter, Cattivik e le meravigliose Cronache del dopobomba, disegni di un mondo che farebbe inorridire Bradbury ed Asimov. Bonvi era un pazzo e un grande. Amava Bologna nonostante tutto e sarebbe bello che Bologna se ne ricordasse. Per il proprio bene, dopo essersi dimenticato dei 70 anni di due grandi amici di Bonvi, Francesco Guccini l'anno scorso e Magnus nel 2009. Con giunte comunali in piedi e saltate, con amministratori e aspiranti sempre ignoranti.
A rimetterci è Bologna, incapace di trattare i suoi poeti. Guccini di parole e musica, vita e insegnamento. Per i 70 anni gli ha fatto gran festa di piazza Modena, da dove se ne era andato ragazzo. Succederà lo stesso con Bonvi, sodale di Guccini fin dai tempi del modenese Grand Italia dove nacque il beat, poi della pubblicità Amarena Fabbri con Salomone pirata pacioccone e infine con Cronache dallo spazio profondo, fumetti di uno, testi dell'altro, eroi di carta tutti e due, prefazione di Antonio Faeti. Anche se nemmeno Modena sa che al suo cittadino rifilano una doppia nascita, una pure a Parma visto che la mamma - che al figliolo assomigliava - pare abbia così accumulato due belliche tessere annonarie per il virgulto.
Roberto Raviola, pazzo (Erasmo docet) come Bonvi, come lui utopista, ultimo compagno di casa, allegria e dolore, morto pochi mesi dopo, è il babbo del noir sexi, Kriminal e Satanik, e del noir sgangherato come Bonvi, Alan Ford, è uno dei pochi italiani al Musée de la bande dessinée a Angoulême, il più importante museo di illustrazioni al mondo. Gli altri artisti sono gente come Crepax, Jacovitti, Rubino, Pratt. Monumenti non di carta all'Italia. Pratt di Bonvi fu testimone di nozze e con lui fece il bagno nel Nettuno. Ha immortalato (si può dire) l'amico ne Una ballata del mare salato, nelle malinconiche fattezze dell'ufficiale della Marina tedesca Slutter. Franco Fortunato Gilberto Augusto Bonvicini, in arte Bonvi, è anche l'interlocutore di Martin Mystere in un fumetto sulla Bologna esoterica: fa da Virgilio all'indagatore del mistero, da un ristorante che rese famoso, il Tinello sotto le Due Torri. Staino, altro grande, gli fece fare l'ufficiale borbonico modenese in un film strampalato come loro, Cavalli si nasce. E Francesco Guccini scrisse Lettera tornando dalla Certosa dove aveva appena sepolto Bonvi.

Già da questo c'è forse abbastanza per celebrare il geometro Bonvicini, bolognese per più di un quarto di secolo, casa in via Rizzoli dove ospitava un Vasco Rossi sconosciuto e piuttosto perso, con cui condivideva censurabili colazioni al Roxi Bar, immortalato dal cantante di Zocca che nella miglior tradizione del clan confuse Steve McQueen con James Dean, vite spericolare comunque. Vicolo Bonvi dice una targhetta messa dagli amici nella laterale che porta al palazzo anni Cinquanta. Il nome è la firma dell'ex inquilino.

Bonvi lo seppellirono sotto un albero, in un posto dolcissimo della Certosa. Per fato accanto a Luca Savonuzzi, capo di Repubblica, morto ancora più giovane. Bonvi, come tutti quelli che contano, vive nei rimandi. "Quello che cerchiamo è una cornice di senso. Per questo a ricordare Bonvi chiamiamo i nostri illustratori di adesso, da Silver a Bonfatti, a Bufagni" dice Roberto Alperoli, assessore alla cultura di Modena. Con Beppe Cottafavii, editor fin dai tempi di Comix, sta organizzando una grande festa per l'inizio estate. Al concittadino strambo sarà dedicato un parco, il Bonvi Parken, già Amendola Nord (l'antifascista rimane a Sud), collina, lago, tanti alberi, bella zona vicina al centro. Un museo all'aperto, con opere bonviane e di altri modenesi. Poi grande festa di piazza con Guccini, Massimo Valerio Manfredi, Red Ronnie, i superstiti del film che Salvatore Samperi, altro addio, girò sulle Sturtruppen, Cochi, Renato, Boldi, Teocoli. Bonvi da allora ha venduto milioni di libri, in oltre venti paesi. Ha fatto Gulp Fumett in tv, è stato eletto consigliere comunale Pci nell'85 con lo slogan "La Fantasia al potere". Pesce fuor d'acqua, che però fece approvare il primo progetto di moschea e si batté per molte, anche sconclusionate libertà. Se ne andò due anni dopo, dopo una seduta di 14 ore, con una storica battuta "Troppi imbecilli. Me ne vado". Uscì dall'aula cantarellando "L'estate sta finendo, e il Bonvi se ne va". Però poi bussò alla porta di un amico e chiese: "Aiutami a scrivere una lettera a Imbeni. A lui voglio bene e devo spiegare". Qualche elezione dopo disse pubblicamente che avrebbe votato per Stefano Morselli, missino senza grandi santi, "il mio avversario di fiducia". E' stato ucciso da una macchina mentre portava a una televendita da Red Ronnie disegni per raccogliere soldi per aiutare Magnus, malato di cancro. Avevano affittato una locanda a Castel del Rio, correvano per i corridoi su due immensi tricicli come in Shining. Con la stessa risata da fine annunciata.

lunedì 21 marzo 2011

Adumas, il montanaro che ha ispirato Malastagione.

Le foto del 1980 scattate nel paese di Chiapporato del comune di Camugnano, dove viveva Adumas, il montanaro che ha ispirato Malastagione, che morì anni dopo, colto dalla tormenta di una bufera appenninica.

Guccini legge "Malastagione" 20 marzo 2011

Guccini torna da Fazio 19 marzo 2011