lunedì 17 dicembre 2018

I primi quaranta anni di "Culodritto" Teresa

Teresa Guccini da Facebook, 14 dicembre 2018

Sono anni che sogno di mostrare questo articolo super trash anni 80 che mi fa essere in un giornale che ha in copertina la Carrà!! Fiera come non mai di essere al suo fianco (della Carrà naturalmente) senza averne ereditato qualsivoglia grazia danzerina purtroppo. Oggi era l’occasione giusta perche sono nata esattamente 40 anni fa all’ora del tè, nella stanza immortalata dalla foto, all’ #OspedaleS.Orsola di Bologna. L’ospedale è a 100mt da casa, la famosa Paolo Fabbri, perché in famiglia si è sempre stati piuttosto pigri e per mio babbo tutto ciò che pareva lontano più di qualche km era quasi “estero”. La sera lui la passò da Vito a festeggiare e il 24 partimmo tutti per Pavana che, ai tempi, non aveva acqua calda e non aveva riscaldamento per la gioia di mia mamma. 40 anni. 40 anni da festeggiare in tutto: amori passati e finiti ma che ti hanno segnato, viaggi, amici di sempre e amici nuovi, fallimenti, le persone che ti hanno tradita, tutti i libri su cui sei passata, la rabbia, le persone che non ci sono più e che vorresti rivedere, L’entusiasmo dei vent’anni, la consapevolezza dei trenta, l’infanzia e l’unica casa che sento davvero mia perché lì trovo la mia anima, via Paolo Fabbri, le favole raccontate a me bambina, Cicognolo dai nonni cremonesi, Forte dei Marmi e nonna Camilla e le focaccine di Valè, la R4 e mia mamma con la quale partivamo sempre in nuove avventure, e Minou il primo gatto adorato e poi Daf e Khaiam, Pavana d’estate, le medie e Suzanne Vega, la vita strana che ho vissuto legata al lavoro di mio babbo e i concerti, nonna Ester e nonno Ferruccio e Zia Egea adorata, Zio Pietro e la sua enorme cultura, gli anni 80 e poi i 90 e il liceo e i Take That e il primo bacio e il primo viaggio lontano da sola, e il primo grande grandissimo amore vero, e quell’anello che non mi aspettavo, e poi adesso e l’amore di oggi, quello che costruirà il futuro e i miei gatti, e gli amici più cari che sono sempre sempre con me e mi tirano giù quando devono dai miei voli per aria e mi ascoltano e mi spingono e tutto quello che mi aspetterà, rughe comprese, capaci di raccontare oggi ogni mia storia.

martedì 24 aprile 2018

Guccini in piazza San Pietro

Gianni Morandi, invitato a cantare in piazza San Pietro, ringrazia calorosamente Francesco.

venerdì 6 aprile 2018

"Migranti" nuova canzone di Guccini

"Anche noi a Pàvana abbiamo gli extracomunitari, ma da noi sono integrati. L'anno scorso dei marocchini hanno vinto la gara di briscola del paese: invece di farsi i segni si parlavano in arabo. Però il prosciutto che gli avevano offerto come trofeo non l'hanno mangiato".

Questo il testo:

Andavamo che non era ancor giorno la bocca piena di sogni e dolore Lasciavamo in un niente di ore lì attorno una casa di gente e di amore e una terra da infami, di sassi e di rabbia La miseria attaccata alla pelle come una scabbia ma nei petti gonfiava un respiro che volava in giro come una danza E andavamo nel mondo America, Europa! Dovunque ci fosse uno spazio Comunque sapendo di andare a soffrire per vivere e ricostruire Mescolando al sangue la storia per creare una nuova e vitale memoria In un turbinio di speranza di vita futura lavoro di gioia per noi a decine a migliaia per noi così in tanti.. per noi niente nessuno, per noi emigranti. E partiamo per caso, per sorte su quei gusci di noce affollati di scafisti violenti di umanità nuda donne, vecchi, bambini e di morte un confuso partire ignoto l’arrivo Non più l’ora od il giorno ma si arrivi e da vivo Ma nei cuori si allarga un respiro che ci spinge ad andare, ad osare sul mare Tra paure e gli stenti di quel mare mai visto Ma stringendo un sogno fra i denti: che qualcuno lontano ci accolga, ci tenda una mano a noi supplicanti, A noi meno di niente, nessuno.. noi diversi di pelle e cultura Noi che siamo anche forse il futuro a noi immigranti E veniamo da un mondo di guerra e di fame dovunque E cerchiamo una patria comunque per tornare a sperare, per vivere ancora E veniamo da un mondo di guerra e di fame dovunque E cerchiamo una patria comunque per tornare a sperare, per vivere ancora e ricominciare.